Czytaj książkę: «La Divina Commedia di Dante: Paradiso»

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Dante Alighieri

La Divina Commedia di Dante: Paradiso


Pubblicato da Good Press, 2020

goodpress@okpublishing.info

EAN 4064066073619

Indice

Paradiso Canto I

Paradiso Canto II

Paradiso Canto III

Paradiso Canto IV

Paradiso Canto V

Paradiso Canto VI

Paradiso Canto VII

Paradiso Canto VIII

Paradiso Canto IX

Paradiso Canto X

Paradiso Canto XI

Paradiso Canto XII

Paradiso Canto XIII

Paradiso Canto XIV

Paradiso Canto XV

Paradiso Canto XVI

Paradiso Canto XVII

Paradiso Canto XVIII

Paradiso Canto XIX

Paradiso Canto XX

Paradiso Canto XXI

Paradiso Canto XXII

Paradiso Canto XXIII

Paradiso Canto XXIV

Paradiso Canto XXV

Paradiso Canto XXVI

Paradiso Canto XXVII

Paradiso Canto XXVIII

Paradiso Canto XXIX

Paradiso Canto XXX

Paradiso Canto XXXI

Paradiso Canto XXXII

Paradiso Canto XXXIII



Paradiso Canto I

Indice

La gloria di colui che tutto move

per luniverso penetra, e risplende

in una parte più e meno altrove.

Nel ciel che più de la sua luce prende

fu io, e vidi cose che ridire

né sa né può chi di là sù discende;

perché appressando sé al suo disire,

nostro intelletto si profonda tanto,

che dietro la memoria non può ire.

Veramente quant io del regno santo

ne la mia mente potei far tesoro,

sarà ora materia del mio canto.

O buono Appollo, a lultimo lavoro

fammi del tuo valor sì fatto vaso,

come dimandi a dar lamato alloro.

Infino a qui lun giogo di Parnaso

assai mi fu; ma or con amendue

mè uopo intrar ne laringo rimaso.

Entra nel petto mio, e spira tue

sì come quando Marsïa traesti

de la vagina de le membra sue.

O divina virtù, se mi ti presti

tanto che lombra del beato regno

segnata nel mio capo io manifesti,

vedrami al piè del tuo diletto legno

venire, e coronarmi de le foglie

che la materia e tu mi farai degno.

Sì rade volte, padre, se ne coglie

per trïunfare o cesare o poeta,

colpa e vergogna de lumane voglie,

che parturir letizia in su la lieta

delfica deïtà dovria la fronda

peneia, quando alcun di sé asseta.

Poca favilla gran fiamma seconda:

forse di retro a me con miglior voci

si pregherà perché Cirra risponda.

Surge ai mortali per diverse foci

la lucerna del mondo; ma da quella

che quattro cerchi giugne con tre croci,

con miglior corso e con migliore stella

esce congiunta, e la mondana cera

più a suo modo tempera e suggella.

Fatto avea di là mane e di qua sera

tal foce, e quasi tutto era là bianco

quello emisperio, e laltra parte nera,

quando Beatrice in sul sinistro fianco

vidi rivolta e riguardar nel sole:

aguglia sì non li saffisse unquanco.

E sì come secondo raggio suole

uscir del primo e risalire in suso,

pur come pelegrin che tornar vuole,

così de latto suo, per li occhi infuso

ne limagine mia, il mio si fece,

e fissi li occhi al sole oltre nostr uso.

Molto è licito là, che qui non lece

a le nostre virtù, mercé del loco

fatto per proprio de lumana spece.

Io nol soffersi molto, né sì poco,

chio nol vedessi sfavillar dintorno,

com ferro che bogliente esce del foco;

e di sùbito parve giorno a giorno

essere aggiunto, come quei che puote

avesse il ciel dun altro sole addorno.

Beatrice tutta ne letterne rote

fissa con li occhi stava; e io in lei

le luci fissi, di là sù rimote.

Nel suo aspetto tal dentro mi fei,

qual si fé Glauco nel gustar de lerba

che l fé consorto in mar de li altri dèi.

Trasumanar significar per verba

non si poria; però lessemplo basti

a cui esperïenza grazia serba.

Si era sol di me quel che creasti

novellamente, amor che l ciel governi,

tu l sai, che col tuo lume mi levasti.

Quando la rota che tu sempiterni

desiderato, a sé mi fece atteso

con larmonia che temperi e discerni,

parvemi tanto allor del cielo acceso

de la fiamma del sol, che pioggia o fiume

lago non fece alcun tanto disteso.

La novità del suono e l grande lume

di lor cagion maccesero un disio

mai non sentito di cotanto acume.

Ond ella, che vedea me sì com io,

a quïetarmi lanimo commosso,

pria chio a dimandar, la bocca aprio

e cominciò: «Tu stesso ti fai grosso

col falso imaginar, sì che non vedi

ciò che vedresti se lavessi scosso.

Tu non se in terra, sì come tu credi;

ma folgore, fuggendo il proprio sito,

non corse come tu chad esso riedi».

Sio fui del primo dubbio disvestito

per le sorrise parolette brevi,

dentro ad un nuovo più fu inretito

e dissi: «Già contento requïevi

di grande ammirazion; ma ora ammiro

com io trascenda questi corpi levi».

Ond ella, appresso dun pïo sospiro,

li occhi drizzò ver me con quel sembiante

che madre fa sovra figlio deliro,

e cominciò: «Le cose tutte quante

hanno ordine tra loro, e questo è forma

che luniverso a Dio fa simigliante.

Qui veggion lalte creature lorma

de letterno valore, il qual è fine

al quale è fatta la toccata norma.

Ne lordine chio dico sono accline

tutte nature, per diverse sorti,

più al principio loro e men vicine;

onde si muovono a diversi porti

per lo gran mar de lessere, e ciascuna

con istinto a lei dato che la porti.

Questi ne porta il foco inver la luna;

questi ne cor mortali è permotore;

questi la terra in sé stringe e aduna;

né pur le creature che son fore

dintelligenza quest arco saetta,

ma quelle channo intelletto e amore.

La provedenza, che cotanto assetta,

del suo lume fa l ciel sempre quïeto

nel qual si volge quel cha maggior fretta;

e ora lì, come a sito decreto,

cen porta la virtù di quella corda

che ciò che scocca drizza in segno lieto.

Vero è che, come forma non saccorda

molte fïate a lintenzion de larte,

perch a risponder la materia è sorda,

così da questo corso si diparte

talor la creatura, cha podere

di piegar, così pinta, in altra parte;

e sì come veder si può cadere

foco di nube, sì limpeto primo

latterra torto da falso piacere.

Non dei più ammirar, se bene stimo,

lo tuo salir, se non come dun rivo

se dalto monte scende giuso ad imo.

Maraviglia sarebbe in te se, privo

dimpedimento, giù ti fossi assiso,

com a terra quïete in foco vivo».

Quinci rivolse inver lo cielo il viso.



Paradiso Canto II

Indice

O voi che siete in piccioletta barca,

desiderosi dascoltar, seguiti

dietro al mio legno che cantando varca,

tornate a riveder li vostri liti:

non vi mettete in pelago, ché forse,

perdendo me, rimarreste smarriti.

Lacqua chio prendo già mai non si corse;

Minerva spira, e conducemi Appollo,

e nove Muse mi dimostran lOrse.

Voialtri pochi che drizzaste il collo

per tempo al pan de li angeli, del quale

vivesi qui ma non sen vien satollo,

metter potete ben per lalto sale

vostro navigio, servando mio solco

dinanzi a lacqua che ritorna equale.

Que glorïosi che passaro al Colco

non sammiraron come voi farete,

quando Iasón vider fatto bifolco.

La concreata e perpetüa sete

del deïforme regno cen portava

veloci quasi come l ciel vedete.

Beatrice in suso, e io in lei guardava;

e forse in tanto in quanto un quadrel posa

e vola e da la noce si dischiava,

giunto mi vidi ove mirabil cosa

mi torse il viso a sé; e però quella

cui non potea mia cura essere ascosa,

volta ver me, sì lieta come bella,

«Drizza la mente in Dio grata», mi disse,

«che nha congiunti con la prima stella».

Parev a me che nube ne coprisse

lucida, spessa, solida e pulita,

quasi adamante che lo sol ferisse.

Per entro sé letterna margarita

ne ricevette, com acqua recepe

raggio di luce permanendo unita.

Sio era corpo, e qui non si concepe

com una dimensione altra patio,

chesser convien se corpo in corpo repe,

accender ne dovria più il disio

di veder quella essenza in che si vede

come nostra natura e Dio sunio.

Lì si vedrà ciò che tenem per fede,

non dimostrato, ma fia per sé noto

a guisa del ver primo che luom crede.

Io rispuosi: «Madonna, sì devoto

com esser posso più, ringrazio lui

lo qual dal mortal mondo mha remoto.

Ma ditemi: che son li segni bui

di questo corpo, che là giuso in terra

fan di Cain favoleggiare altrui?».

Ella sorrise alquanto, e poi «Selli erra

loppinïon», mi disse, «di mortali

dove chiave di senso non diserra,

certo non ti dovrien punger li strali

dammirazione omai, poi dietro ai sensi

vedi che la ragione ha corte lali.

Ma dimmi quel che tu da te ne pensi».

E io: «Ciò che nappar qua sù diverso

credo che fanno i corpi rari e densi».

Ed ella: «Certo assai vedrai sommerso

nel falso il creder tuo, se bene ascolti

largomentar chio li farò avverso.

La spera ottava vi dimostra molti

lumi, li quali e nel quale e nel quanto

notar si posson di diversi volti.

Se raro e denso ciò facesser tanto,

una sola virtù sarebbe in tutti,

più e men distributa e altrettanto.

Virtù diverse esser convegnon frutti

di princìpi formali, e quei, for chuno,

seguiterieno a tua ragion distrutti.

Ancor, se raro fosse di quel bruno

cagion che tu dimandi, o doltre in parte

fora di sua materia sì digiuno

esto pianeto, o, sì come comparte

lo grasso e l magro un corpo, così questo

nel suo volume cangerebbe carte.

Se l primo fosse, fora manifesto

ne leclissi del sol, per trasparere

lo lume come in altro raro ingesto.

Questo non è: però è da vedere

de laltro; e selli avvien chio laltro cassi,

falsificato fia lo tuo parere.

Selli è che questo raro non trapassi,

esser conviene un termine da onde

lo suo contrario più passar non lassi;

e indi laltrui raggio si rifonde

così come color torna per vetro

lo qual di retro a sé piombo nasconde.

Or dirai tu chel si dimostra tetro

ivi lo raggio più che in altre parti,

per esser lì refratto più a retro.

Da questa instanza può deliberarti

esperïenza, se già mai la provi,

chesser suol fonte ai rivi di vostr arti.

Tre specchi prenderai; e i due rimovi

da te dun modo, e laltro, più rimosso,

trambo li primi li occhi tuoi ritrovi.

Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso

ti stea un lume che i tre specchi accenda

e torni a te da tutti ripercosso.

Ben che nel quanto tanto non si stenda

la vista più lontana, lì vedrai

come convien chigualmente risplenda.

Or, come ai colpi de li caldi rai

de la neve riman nudo il suggetto

e dal colore e dal freddo primai,

così rimaso te ne lintelletto

voglio informar di luce sì vivace,

che ti tremolerà nel suo aspetto.

Dentro dal ciel de la divina pace

si gira un corpo ne la cui virtute

lesser di tutto suo contento giace.

Lo ciel seguente, cha tante vedute,

quell esser parte per diverse essenze,

da lui distratte e da lui contenute.

Li altri giron per varie differenze

le distinzion che dentro da sé hanno

dispongono a lor fini e lor semenze.

Questi organi del mondo così vanno,

come tu vedi omai, di grado in grado,

che di sù prendono e di sotto fanno.

Riguarda bene omai sì com io vado

per questo loco al vero che disiri,

sì che poi sappi sol tener lo guado.

Lo moto e la virtù di santi giri,

come dal fabbro larte del martello,

da beati motor convien che spiri;

e l ciel cui tanti lumi fanno bello,

de la mente profonda che lui volve

prende limage e fassene suggello.

E come lalma dentro a vostra polve

per differenti membra e conformate

a diverse potenze si risolve,

così lintelligenza sua bontate

multiplicata per le stelle spiega,

girando sé sovra sua unitate.

Virtù diversa fa diversa lega

col prezïoso corpo chella avviva,

nel qual, sì come vita in voi, si lega.

Per la natura lieta onde deriva,

la virtù mista per lo corpo luce

come letizia per pupilla viva.

Da essa vien ciò che da luce a luce

par differente, non da denso e raro;

essa è formal principio che produce,

conforme a sua bontà, lo turbo e l chiaro».



Paradiso Canto III

Indice

Quel sol che pria damor mi scaldò l petto,

di bella verità mavea scoverto,

provando e riprovando, il dolce aspetto;

e io, per confessar corretto e certo

me stesso, tanto quanto si convenne

leva il capo a proferer più erto;

ma visïone apparve che ritenne

a sé me tanto stretto, per vedersi,

che di mia confession non mi sovvenne.

Quali per vetri trasparenti e tersi,

o ver per acque nitide e tranquille,

non sì profonde che i fondi sien persi,

tornan di nostri visi le postille

debili sì, che perla in bianca fronte

non vien men forte a le nostre pupille;

tali vid io più facce a parlar pronte;

per chio dentro a lerror contrario corsi

a quel chaccese amor tra lomo e l fonte.

Sùbito sì com io di lor maccorsi,

quelle stimando specchiati sembianti,

per veder di cui fosser, li occhi torsi;

e nulla vidi, e ritorsili avanti

dritti nel lume de la dolce guida,

che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.

«Non ti maravigliar perch io sorrida»,

mi disse, «appresso il tuo püeril coto,

poi sopra l vero ancor lo piè non fida,

ma te rivolve, come suole, a vòto:

vere sustanze son ciò che tu vedi,

qui rilegate per manco di voto.

Però parla con esse e odi e credi;

ché la verace luce che le appaga

da sé non lascia lor torcer li piedi».

E io a lombra che parea più vaga

di ragionar, drizzami, e cominciai,

quasi com uom cui troppa voglia smaga:

«O ben creato spirito, che a rai

di vita etterna la dolcezza senti

che, non gustata, non sintende mai,

grazïoso mi fia se mi contenti

del nome tuo e de la vostra sorte».

Ond ella, pronta e con occhi ridenti:

«La nostra carità non serra porte

a giusta voglia, se non come quella

che vuol simile a sé tutta sua corte.

I fui nel mondo vergine sorella;

e se la mente tua ben sé riguarda,

non mi ti celerà lesser più bella,

ma riconoscerai chi son Piccarda,

che, posta qui con questi altri beati,

beata sono in la spera più tarda.

Li nostri affetti, che solo infiammati

son nel piacer de lo Spirito Santo,

letizian del suo ordine formati.

E questa sorte che par giù cotanto,

però nè data, perché fuor negletti

li nostri voti, e vòti in alcun canto».

Ond io a lei: «Ne mirabili aspetti

vostri risplende non so che divino

che vi trasmuta da primi concetti:

però non fui a rimembrar festino;

ma or maiuta ciò che tu mi dici,

sì che raffigurar mè più latino.

Ma dimmi: voi che siete qui felici,

disiderate voi più alto loco

per più vedere e per più farvi amici?».

Con quelle altr ombre pria sorrise un poco;

da indi mi rispuose tanto lieta,

charder parea damor nel primo foco:

«Frate, la nostra volontà quïeta

virtù di carità, che fa volerne

sol quel chavemo, e daltro non ci asseta.

Se disïassimo esser più superne,

foran discordi li nostri disiri

dal voler di colui che qui ne cerne;

che vedrai non capere in questi giri,

sessere in carità è qui necesse,

e se la sua natura ben rimiri.

Anzi è formale ad esto beato esse

tenersi dentro a la divina voglia,

per chuna fansi nostre voglie stesse;

sì che, come noi sem di soglia in soglia

per questo regno, a tutto il regno piace

com a lo re che n suo voler ne nvoglia.

E n la sua volontade è nostra pace:

ell è quel mare al qual tutto si move

ciò chella crïa o che natura face».

Chiaro mi fu allor come ogne dove

in cielo è paradiso, etsi la grazia

del sommo ben dun modo non vi piove.

Ma sì com elli avvien, sun cibo sazia

e dun altro rimane ancor la gola,

che quel si chere e di quel si ringrazia,

così fec io con atto e con parola,

per apprender da lei qual fu la tela

onde non trasse infino a co la spuola.

«Perfetta vita e alto merto inciela

donna più sù», mi disse, «a la cui norma

nel vostro mondo giù si veste e vela,

perché fino al morir si vegghi e dorma

con quello sposo chogne voto accetta

che caritate a suo piacer conforma.

Dal mondo, per seguirla, giovinetta

fuggimi, e nel suo abito mi chiusi

e promisi la via de la sua setta.

Uomini poi, a mal più cha bene usi,

fuor mi rapiron de la dolce chiostra:

Iddio si sa qual poi mia vita fusi.

E quest altro splendor che ti si mostra

da la mia destra parte e che saccende

di tutto il lume de la spera nostra,

ciò chio dico di me, di sé intende;

sorella fu, e così le fu tolta

di capo lombra de le sacre bende.

Ma poi che pur al mondo fu rivolta

contra suo grado e contra buona usanza,

non fu dal vel del cor già mai disciolta.

Quest è la luce de la gran Costanza

che del secondo vento di Soave

generò l terzo e lultima possanza».

Così parlommi, e poi cominciò Ave,

Maria cantando, e cantando vanio

come per acqua cupa cosa grave.

La vista mia, che tanto lei seguio

quanto possibil fu, poi che la perse,

volsesi al segno di maggior disio,

e a Beatrice tutta si converse;

ma quella folgorò nel mïo sguardo

sì che da prima il viso non sofferse;

e ciò mi fece a dimandar più tardo.



Paradiso Canto IV

Indice

Intra due cibi, distanti e moventi

dun modo, prima si morria di fame,

che liber omo lun recasse ai denti;

sì si starebbe un agno intra due brame

di fieri lupi, igualmente temendo;

sì si starebbe un cane intra due dame:

per che, si mi tacea, me non riprendo,

da li miei dubbi dun modo sospinto,

poi chera necessario, né commendo.

Io mi tacea, ma l mio disir dipinto

mera nel viso, e l dimandar con ello,

più caldo assai che per parlar distinto.

Fé sì Beatrice qual fé Danïello,

Nabuccodonosor levando dira,

che lavea fatto ingiustamente fello;

e disse: «Io veggio ben come ti tira

uno e altro disio, sì che tua cura

sé stessa lega sì che fuor non spira.

Tu argomenti: Se l buon voler dura,

la vïolenza altrui per qual ragione

di meritar mi scema la misura?.

Ancor di dubitar ti dà cagione

parer tornarsi lanime a le stelle,

secondo la sentenza di Platone.

Queste son le question che nel tuo velle

pontano igualmente; e però pria

tratterò quella che più ha di felle.

Di Serafin colui che più sindia,

Moïsè, Samuel, e quel Giovanni

che prender vuoli, io dico, non Maria,

non hanno in altro cielo i loro scanni

che questi spirti che mo tappariro,

né hanno a lesser lor più o meno anni;

ma tutti fanno bello il primo giro,

e differentemente han dolce vita

per sentir più e men letterno spiro.

Qui si mostraro, non perché sortita

sia questa spera lor, ma per far segno

de la celestïal cha men salita.

Così parlar conviensi al vostro ingegno,

però che solo da sensato apprende

ciò che fa poscia dintelletto degno.

Per questo la Scrittura condescende

a vostra facultate, e piedi e mano

attribuisce a Dio e altro intende;

e Santa Chiesa con aspetto umano

Gabrïel e Michel vi rappresenta,

e laltro che Tobia rifece sano.

Quel che Timeo de lanime argomenta

non è simile a ciò che qui si vede,

però che, come dice, par che senta.

Dice che lalma a la sua stella riede,

credendo quella quindi esser decisa

quando natura per forma la diede;

e forse sua sentenza è daltra guisa

che la voce non suona, ed esser puote

con intenzion da non esser derisa.

Selli intende tornare a queste ruote

lonor de la influenza e l biasmo, forse

in alcun vero suo arco percuote.

Questo principio, male inteso, torse

già tutto il mondo quasi, sì che Giove,

Mercurio e Marte a nominar trascorse.

Laltra dubitazion che ti commove

ha men velen, però che sua malizia

non ti poria menar da me altrove.

Parere ingiusta la nostra giustizia

ne li occhi di mortali, è argomento

di fede e non deretica nequizia.

Ma perché puote vostro accorgimento

ben penetrare a questa veritate,

come disiri, ti farò contento.

Se vïolenza è quando quel che pate

nïente conferisce a quel che sforza,

non fuor quest alme per essa scusate:

ché volontà, se non vuol, non sammorza,

ma fa come natura face in foco,

se mille volte vïolenza il torza.

Per che, sella si piega assai o poco,

segue la forza; e così queste fero

possendo rifuggir nel santo loco.

Se fosse stato lor volere intero,

come tenne Lorenzo in su la grada,

e fece Muzio a la sua man severo,

così lavria ripinte per la strada

ond eran tratte, come fuoro sciolte;

ma così salda voglia è troppo rada.

E per queste parole, se ricolte

lhai come dei, è largomento casso

che tavria fatto noia ancor più volte.

Ma or ti sattraversa un altro passo

dinanzi a li occhi, tal che per te stesso

non usciresti: pria saresti lasso.

Io tho per certo ne la mente messo

chalma beata non poria mentire,

però chè sempre al primo vero appresso;

e poi potesti da Piccarda udire

che laffezion del vel Costanza tenne;

sì chella par qui meco contradire.

Molte fïate già, frate, addivenne

che, per fuggir periglio, contra grato

si fé di quel che far non si convenne;

come Almeone, che, di ciò pregato

dal padre suo, la propria madre spense,

per non perder pietà si fé spietato.

A questo punto voglio che tu pense

che la forza al voler si mischia, e fanno

sì che scusar non si posson loffense.

Voglia assoluta non consente al danno;

ma consentevi in tanto in quanto teme,

se si ritrae, cadere in più affanno.

Però, quando Piccarda quello spreme,

de la voglia assoluta intende, e io

de laltra; sì che ver diciamo insieme».

Cotal fu londeggiar del santo rio

chuscì del fonte ond ogne ver deriva;

tal puose in pace uno e altro disio.

«O amanza del primo amante, o diva»,

diss io appresso, «il cui parlar minonda

e scalda sì, che più e più mavviva,

non è laffezion mia tanto profonda,

che basti a render voi grazia per grazia;

ma quei che vede e puote a ciò risponda.

Io veggio ben che già mai non si sazia

nostro intelletto, se l ver non lo illustra

di fuor dal qual nessun vero si spazia.

Posasi in esso, come fera in lustra,

tosto che giunto lha; e giugner puollo:

se non, ciascun disio sarebbe frustra.

Nasce per quello, a guisa di rampollo,

a piè del vero il dubbio; ed è natura

chal sommo pinge noi di collo in collo.

Questo minvita, questo massicura

con reverenza, donna, a dimandarvi

dunaltra verità che mè oscura.

Io vo saper se luom può sodisfarvi

ai voti manchi sì con altri beni,

cha la vostra statera non sien parvi».

Beatrice mi guardò con li occhi pieni

di faville damor così divini,

che, vinta, mia virtute diè le reni,

e quasi mi perdei con li occhi chini.



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Data wydania na Litres:
16 stycznia 2025
Objętość:
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4064066073619
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