Czytaj książkę: «Poesie scelte»

Czcionka:

Silvio Pellico

Poesie scelte


Pubblicato da Good Press, 2020

goodpress@okpublishing.info

EAN 4064066073428

Indice

AL LETTORE.

FRANCESCA

DA RIMINI

PERSONAGGI.

FRANCESCA DA RIMINI.

ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

SCENA II.

SCENA III.

SCENA IV.

SCENA V.

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO.

SCENA PRIMA.

SCENA II.

SCENA III.

SCENA IV.

SCENA V.

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

SCENA II.

SCENA III.

SCENA IV.

SCENA V.

FINE DELL'ATTO TERZO.

ATTO QUARTO.

SCENA PRIMA.

SCENA II.

SCENA III.

SCENA IV.

SCENA V.

FINE DELL'ATTO QUARTO.

ATTO QUINTO.

SCENA PRIMA.

SCENA II.

SCENA III.

SCENA IV.

FINE DELL'ATTO QUINTO ED ULTIMO.

ROSILDE

ROSILDE.

ADELLO

ADELLO.

I.

II.

III.

EBELINO

EBELINO.

ILDEGARDE

ILDEGARDE.

AROLDO E CLARA

AROLDO E CLARA.

I.

II.

POESIE LIRICHE.

LA MIA GIOVENTÙ.

I PARENTI.

LE PASSIONI.

SALUZZO.

LA BENEFICENZA.

LE SALE DI RICOVERO.

FINE.

FINE DELL'INDICE.
AL LETTORE.

Indice

Amore sotto le più nobili forme ne' gaudi, amore e rassegnazione ne' mali sono anima al vivere di Pellico, sono l'espressione de' suoi versi; chè in essi l'anima di lui tutta è diffusa. In questo giudizio speriamo verran coloro che leggeranno le seguenti poesie, le quali abbiam scelte, toltone la Francesca, dalle molte pubblicate dall'autore dopo la sua liberazione dallo Spielberg.

Inclinando alquanto col secolo fummo parchi nel dare di quelle rime del nostro autore in cui egli trascorre alla contemplazione delle cose divine. Un libro ascetico o quasi ascetico sarebbe letto da pochi, forse da nessuno di coloro che ne abbisognano, e resterebbe quindi senza frutto. L'armi spirituali lampeggino sole nelle sacre bigonce, ma ne' libri di amena letteratura portino miste agli umani diletti le salutari punture.

A. Ronna.

FRANCESCA

Indice

DA RIMINI

Indice

TRAGEDIA.

Noi leggevamo un giorno per diletto,

Di Lancillotto come amor lo strinse,

Soli eravamo e senza alcun sospetto.

Per più fiate gli occhi ci sospinse

Quella lettura e scolorocci il viso.

Ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso,

Esser baciato da cotanto amante,

Questi, che mai da me non fia diviso,

La bocca mi baciò tutto tremante.

PERSONAGGI.

Indice

 LANCIOTTO, signor di Rimini.

 PAOLO, suo fratello.

 GUIDO, signore di Ravenna.

 FRANCESCA, sua figlia e moglie di Lanciotto.

 Un Paggio.

 Guardie.

La scena è in Rimini nel palazzo signorile.

FRANCESCA DA RIMINI.
ATTO PRIMO.

Indice

SCENA PRIMA.

Indice

Esce LANCIOTTO dalle sue stanze per andare all'incontro di GUIDO, il quale giunge. Si abbracciano affettuosamente.

GUIDO.

Vedermi dunque ella chiedea? Ravenna

Tosto lasciai; men della figlia caro

Sariami il trono della terra.

LANCIOTTO.

Oh Guido!

Come diverso tu rivedi questo

Palagio mio dal dì che sposo io fui!

Di Rimini le vie più non son liete

Di canti e danze; più non odi alcuno

Che di me dica: Non v'ha rege al mondo

Felice al pari di Lanciotto. Invidia

Avean di me tutti d'Italia i prenci:

Or degno son di lor pietà. Francesca

Soavemente commoveva a un tempo

Colla bellezza i cuori, e con quel tenue

Vel di malinconia che più celeste

Fea il suo sembiante. L'apponeva ognuno

All'abbandono delle patrie case

E al pudor di santissima fanciulla,

Che ad imene ed al trono ed agli applausi

Ritrosa ha l'alma.—Il tempo ir diradando

Parve alfin quel dolor. Meno dimessi

Gli occhi Francesca al suo sposo volgea;

Più non cercava ognor d'esser solinga;

Pietosa cura in lei nascea d'udire

Degl'infelici le querele, e spesso

Me le recava; e mi diceva.... Io t'amo.

Perchè sei giusto e con clemenza regni.

GUIDO.

Mi sforzi al pianto.—Pargoletta, ell'era

Tutta sorriso, tutta gioja, ai fiori

Parea in mezzo volar nel più felice

Sentiero della vita; il suo vivace

Sguardo in chi la mirava, infondea tutto

Il gajo spirto de' suoi giovani anni.

Chi presagir potealo? Ecco ad un tratto

Di tanta gioja estinto il raggio, estinto

Al primo assalto del dolor! La guerra,

Ahimè, un fratel teneramente amato

Rapiale!... Oh infausta rimembranza!.. Il cielo

Con preghiere continue ella stancava

Pel guerreggiante suo caro fratello...

LANCIOTTO.

Inconsolabil del fratel perduto

Vive, e n'abborre l'uccisor; quell'alma

Sì pia, sì dolce, mortalmente abborre!

Invan le dico: I nostri padri guerra

Moveansi; Paolo, il fratel mio, t'uccise

Un fratello, ma in guerra; assai dorragli

L'averlo ucciso; egli ha leggiadri, umani,

Di generoso cavaliero i sensi.

Di Paolo il nome la conturba. Io gemo

Però che sento del fratel lontano

Tenero amore. Avviso ebbi ch'ei riede

In patria, il core men balzò di gioja;

Alla mia sposa supplicando il dissi,

Onde benigna l'accogliesse. Un grido

A tal annunzio mise. Egli ritorna!

Sclamò tremando, e semiviva cadde.

Dirtelo deggio? Ahi l'ho creduta estinta,

E furente giurai che la sua morte

Io vendicato avrei... nel fratel mio.

GUIDO.

Lasso! e potevi?...

LANCIOTTO.

Il ciel disperda l'empio

Giuramento! L'udì ripeter ella,

Ed orror n'ebbe, e a me le man stendendo:

Giura, sclamò, giura d'amarlo: ei solo,

Quand'io più non sarò, pietoso amico

Ti rimarrà... Ch'io l'ami impone, e l'odia,

La disumana! E andar chiede a Ravenna

Nel suo natio palagio, onde gli sguardi

Non sostener dell'uccisor del suo

Germano.

GUIDO.

Appena ebbi il tuo scritto, inferma

Temei foss'ella. Ah, quanto io l'ami, il sai!

Che troppo io viva... tu mi intendi... io sempre

Tremo.

LANCIOTTO.

Oh, non dirlo!.. Io pur, quando sopita

La guardo... e chiuse le palpebre e il bianco

Volto segno non dan quasi di vita,

Con orrenda ansietà pongo il mio labbro

Sovra il suo labbro per sentir se spiri:

E del tremor tuo tremo.—In feste e giochi

Tenerla volli, e sen tediò: di gemme

Dovizïosa e d'oro e di possanza

Farla, e fu grata ma non lieta. Al cielo

Devota è assai: novelle are costrussi.

Cento vergini e cento alzano ognora

Preci per lei, che le protegge ed ama.

Ella s'avvede ch'ogni studio adopro

Onde piacerle, e me lo dice, e piange.

Talor mi sorge un reo pensier... Avessi

Qualche rivale? O ciel! ma se da tutta

La sua persona le traluce il core

Candidissimo e puro!... Eccola.

SCENA II.

Indice

FRANCESCA e Detti.

GUIDO.

Figlia,

Abbracciami. Son io...

FRANCESCA.

Padre... ah, la destra

ch'io ti copra di baci!

GUIDO.

Al seno mio,

Qui... qui confondi i tuoi palpiti a' miei

Vieni, prence. Ambidue siete miei figli:

Ambidue qui... Vi benedica il cielo!

Così vi strinsi ambi quel dì che sposi

Vi nomaste.

FRANCESCA.

Ah, quel dì!... fosti felice,

O padre.

LANCIOTTO.

E che? forse dir vuoi che il padre

Felice, e te misera festi?

FRANCESCA.

Io vero

Presagio avea, che male avrei lo sposo

Mio rimertato con perenne pianto,

E te lo dissi, o genitor: chiamata

Alle nozze io non era. Il vel ti chiesi;

Tu mi dicesti che felice il mio

Imen sol ti farebbe... io t'obbedii.

GUIDO.

Ingrata, il vel chieder potevi a un padre

A cui viva restavi unica prole?

Negar potevi a un genitor canuto

D'avere un dì sulle ginocchia un figlio

Della sua figlia?

FRANCESCA.

Non per me mi pento.

Iddio m'ha posto un incredibil peso

D'angoscia sovra il core, e a sopportarlo

Rassegnata son io. Gli anni miei tutti

Di lagrime incessanti abbeverato

Avrei del pari in solitaria cella

Come nel mondo. Ma di me dolente

Niuno avrei fatto!... liberi dal seno

Sariano usciti i miei gemiti a Dio,

Onde guardasse con pietà la sua

Creatura infelice, e la togliesse

Da questa valle di dolor!... Non posso

Nè bramar pure di morir: te affliggo,

O generoso sposo mio, vivendo:

T'affliggerei più, s'io morissi.

LANCIOTTO.

O pia

E in un crudele! Affliggimi, cospargi

Di velen tutte l'ore mie, ma vivi.

FRANCESCA.

Troppo tu m'ami. E temo ognor che in odio

Cangiar tu debba l'amor tuo... punirmi...

Di colpa ch'io non ho... d'involontaria

Colpa almeno....

LANCIOTTO.

Qual colpa?

FRANCESCA.

Io... debolmente

Amor t'esprimo...

LANCIOTTO.

E il senti? Ah, dirti cosa

Mai non volea ch'ora dal cor mi fugge!

Vorresti, e amarmi, oh ciel! nol puoi...

FRANCESCA.

Che pensi?

LANCIOTTO.

Rea non ti tengo... involontarii sono

Spesso gli affetti...

FRANCESCA.

Che?

LANCIOTTO.

Perdona. Rea

Io non ti tengo, tel ridico, o donna:

Ma il tuo dolor... sarebbe mai... di forte

Alma in conflitto con biasmato... amore?

FRANCESCA.

(Gettandosi nelle braccia di Guido.)

Ah, padre, salva la mia fama. Digli,

E giuramento abbine tu, che giorni

Incolpabili io trassi al fianco tuo,

E che al suo fianco io non credea che un'ombra

Pur di sospetto mai data gli avessi.

LANCIOTTO.

Perdona: amore è di sospetti fabbro.—

Io fra me spesso ben dicea: Se pure,

Fanciulla ancor, d'immacolato amore

Si fosse accesa, e or tacita serbasse

Il sovvenir d'un mio rival, cui certo

Ella antepone il suo dover, qual dritto

Di esacerbar la cruda piaga avrei,

Indagando l'arcano? Eterno giaccia

Nel suo innocente cor, s'ella ha un arcano!

Ma dirlo deggio? Il dubbio mio s'accrebbe

Un dì che al fratel tuo lodi tessendo,

Io m'accingeva a consolarti. Invasa

Da trasporto invincibile, sclamasti:

Dove, o segreto amico mio del cuore,

Dove n'andasti? Perchè mai non torni,

Sì che pria di morire io ti riveggia?

FRANCESCA.

Io dissi?

LANCIOTTO.

Nè a fratel volti que' detti

Parean.

FRANCESCA.

Fin nel delirio, agl'infelici

Scrutar vuolsi il pensier? Sono infelici,

Nè basta: infami anch'esser denno. Ognuno

Contro l'afflitto spirto lor congiura;

Ognun... pietà di lor fingendo... gli odia;

Non pietà no, la tomba chieggon... Quando

Più sopportarmi non potrai, la tomba

Aprimi sì; discenderovvi io lieta:

Lieta pur ch'io... da ogn'uom fugga!

GUIDO.

Vaneggi?

Figlia...

LANCIOTTO.

Quai su di me vibri tremendi

Sguardi! Che li fec'io?

FRANCESCA.

Di mie sciagure

La cagion non sei tu?... Perchè strapparmi

Dal suol che le materne ossa racchiude?

Là calmato avria il tempo il dolor mio;

Qui tutto il desta, e lo rinnova ognora...

Passo non fo ch'io non rimembri...—Oh insana!

Fuor di me son. Non creder, no...

LANCIOTTO.

... A Ravenna,

Francesca, sì, col genitor n'andrai.

GUIDO.

Prence, t'arresta.

LANCIOTTO.

Oh, a' dritti miei rinunzio.

Dalla tua patria non verrò a ritorti:

Chi orror t'ispira, ed è tuo sposo, e t'ama

Pur tanto, più non rivedrai... se forse

Pentita un giorno e a pietà mossa, al tuo

Misero sposo non ritorni... E forse,

Dall'angosce cangiato, ah, ravvisarmi

Più non saprai! Ben io, ben io nel core

La tua presenza sentirò: al tuo seno

Volerò perdonandoti.

FRANCESCA.

Lanciotto,

Tu piangi?

GUIDO.

Ah figlia!

FRANCESCA.

Padre mio! Vedesti

Figlia più rea, più ingrata moglie? iniqui

Detti mi sfuggon nel dolor, ma il labbro

Sol li pronuncia.

GUIDO.

Ah, di tuo padre i giorni

Non accorciar, nè del marito vane

Far le virtù per cui degna e adorata

Consorte il ciel gli concedea! Più lieve

Sarà la terra sovra il mio sepolcro,

Se un dì, toccando, giurerai che lieto

Di prole festi e del tuo amor lo sposo.

FRANCESCA.

Io accorcerei del padre mio la vita?

No. Figlia e moglie esser vogl'io: men doni

Lo forza il ciel. Meco il pregate!

GUIDO.

Rendi

A mia figlia la pace!

LANCIOTTO.

... Alla mia sposa!

SCENA III.

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Un Paggio e Detti.

PAGGIO.

L'ingresso chiede un cavalier.

FRANCESCA.

(A Guido.)

Tu d'uopo

Hai di riposo: alle tue stanze, o padre,

Vieni. (Parte con Guido.)

SCENA IV.

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LANCIOTTO e il Paggio.

LANCIOTTO.

Il suo nome?

PAGGIO.

Il nome suo tacea:

Supporlo io posso. Entrò negli atrii, e forte

Commozïone l'agitò: con gioja

Guardava l'armi de' tuoi avi appese

Alle pareti: di tuo padre l'asta

E lo scudo conobbe.

LANCIOTTO.

Oh Paolo! Oh mio

Fratello!

PAGGIO.

Ecco a te viene.

SCENA V.

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PAOLO e LANCIOTTO si corrono incontro e restano lungamente abbracciati.

LANCIOTTO.

Ah, tu sei desso,

Fratel!

PAOLO.

Lanciotto! mio fratello!—Oh sfogo

Di dolcissime lacrime!

LANCIOTTO.

L'amico,

L'unico amico de' miei teneri anni

Da te diviso, oh, come a lungo io stetti.

PAOLO.

Qui t'abbracciai l'ultima volta... Teco

Un altr'uomo io abbracciava: ei pur piangea...

Più rivederlo io non doveva?

LANCIOTTO.

Oh padre!

PAOLO.

Tu gli chiudesti i moribondi lumi.

Nulla ti disse del suo Paolo?

LANCIOTTO.

Il suo

Figliuol lontano egli moria chiamando.

PAOLO.

Me benedisse?—Egli dal ciel ci guarda,

Ci vede uniti e ne gioisce. Uniti

Sempre saremo d'ora innanzi. Stanco

Son d'ogni vana ombra di gloria. Ho sparso

Di Bizanzio pel trono il sangue mio,

Debellando città ch'io non odiava,

E fama ebbi di grande, e d'onor colmo

Fui dal clemente imperador: dispetto

In me facean gli universali applausi.

Per chi di stragi si macchiò il mio brando?

Per lo straniero. E non ho patria forse

Cui sacro sia de' cittadini il sangue?

Per te, per te, che cittadini hai prodi,

Italia mia, combatterò; se oltraggio

Ti moverà la invidia. E il più gentile

Terren non sei di quanti scalda il sole?

D'ogni bell'arte non sei madre, o Italia?

Polve d'eroi non è la polve tua?

Agli avi miei tu valor desti e seggio,

E tutto quanto ho di più caro alberghi!

LANCIOTTO.

Vederti, udirti, e non amarti... umana

Cosa non è.—Sien grazie al cielo, odiarti

Ella, no, non potrà.

PAOLO.

Chi?

LANCIOTTO.

Tu non sai:

Manca alla mia felicità qui un altro

Tenero pegno.

PAOLO.

Ami tu forse?

LANCIOTTO.

Oh se amo!

La più angelica donna amo... e la donna

Più sventurata.

PAOLO.

Io pur amo; a vicenda

Le nostre pene confidiamci.

LANCIOTTO.

Il padre

Pria di morire un imeneo m'impose,

Onde stabile a noi pace venisse.

Il comando eseguii.

PAOLO.

Sposa t'è dunque

La donna tua? nè lieto sei? Chi è dessa?

Non t'ama?

LANCIOTTO.

Ingiusto accusator, non posso

Dir che non m'ami. Ella così te amasse!

Ma tu un fratello le uccidesti in guerra,

Orror le fai, vederti niega.

PAOLO.

Parla,

Chi è dessa? chi?

LANCIOTTO.

Tu la vedesti allora

Che alla corte di Guido...

PAOLO.

Essa...

(Reprimendo la sua orribile agitazione.)

LANCIOTTO.

La figlia

Di Guido.

PAOLO.

E t'ama! Ed è tua sposa?—È vero;

Un fratello... le uccisi...

LANCIOTTO.

Ed incessante

Duolo ne serba. Poichè udì che in patria

Tu ritornavi, desolata abborre

Questo tetto.

PAOLO.

(Reprimendosi sempre.)

Vedermi, anco vedermi

Niega?—Felice io mi credeva accanto

Al mio fratel.—Ripartirò... in eterno

Vivrò lontano dal mio patrio tetto.

LANCIOTTO.

Fausto ad ambi ugualmente il patrio tetto

Sarà. Non fia che tu mi lasci.

PAOLO.

In pace

Vivi; a una sposa l'uom tutto pospone.

Amala...—Ah, prendi questo brando, il tuo

Mi dona! rimembranza abbilo eterna

Del tuo Paolo.

(Eseguisce con dolce violenza questo cambio.)

LANCIOTTO.

Fratel...

PAOLO.

Se un giorno mai

Ci rivedrem, s'io pur vivrò... più freddo

Batterà allora il nostro cuor... il tempo

Che tutto estingue, estinto avrà... in Francesca

L'odio... e fratel mi chiamerà.

LANCIOTTO.

Tu piangi.

PAOLO.

Io pure amai! Fanciulla unica al mondo

Era quella al mio sguardo.... ah, non m'odiava,

No; non m'odiava.

LANCIOTTO.

E la perdesti?

PAOLO.

Il cielo

Me l'ha rapita!

LANCIOTTO.

D'un fratel l'amore

Ti sia conforto. Alla tua vista, a' modi

Tuoi generosi placherassi il core

Di Francesca medesma... Or vieni...

PAOLO.

Dove?...

A lei dinanzi... non fia mai ch'io venga!

FINE DELL'ATTO PRIMO.

Indice

ATTO SECONDO.

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SCENA PRIMA.

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GUIDO e FRANCESCA.

FRANCESCA.

Qui... più libera è l'aura.

GUIDO.

Ove t'aggiri

Dubitando così?

FRANCESCA.

Non ti parea

La voce udir... di... Paolo?

GUIDO.

Timore

Or di vederlo non ti prenda. Innanzi

Non ti verrà, se tu nol brami.

FRANCESCA.

Alcuno

Gli disse ch'io... l'abborro? glien duol forse?

GUIDO.

Assai glien duol. Volea partir; Lanciotto

Ne lo trattenne.

FRANCESCA.

Egli partir volea?

GUIDO.

Or più quieto hai lo spirto. Oggi Lanciotto

Spera che del fratel suo la presenza

Tu sosterrai.

FRANCESCA.

Padre, mio padre! Ah, senti...

Questo arrivo... deh, senti, come forti

Palpiti desta nel mio sen!—Deserta

Rimini mi parea; muta, funebre

Mi parea questa casa; ora... Deh, padre,

Mai non lasciarmi, deh, mai più! Sol teco

Giubilar oso e piangere; nemico

Tu non mi sei... Pietà di me tu avresti,

Se...

GUIDO.

Che?

FRANCESCA.

Se tu sapessi...—Oh, quanto amaro

M'è il vivere solinga! Ah, tu pietoso

Consolator mi sei!... Fuorchè te, o padre,

Non evvi alcun dinanzi a cui non tremi,

Dinanzi a cui tutti del core i moti

Io non debba reprimere... Nascosto

Non tengo il cor; facil s'allegra e piange:

E mostrar mai nè l'allegria nè il pianto

Lecito m'è. Tradirmi posso; guai,

Guai se con altri un detto mi sfuggisse!...

Tu... più benigno guarderesti i mali

Della tua figlia... E se in periglio fosse...

Ne la trarresti con benigna mano.

GUIDO.

No, il cor nascosto tu non tieni... I tuoi

Pensier segreti... più non son segreti,

Quando col tuo tenero padre stai.

FRANCESCA.

Tutto... svelarti bramerei... Che dico?

Ove mi celo? Oh terra, apriti, cela

La mia vergogna!

GUIDO.

Parla; il ciel t'ispira.

Abbi fiducia. Il fingere è supplizio

Per te...

FRANCESCA.

Dovere è il fingere, dovere

Il tacer, colpa il dimandar conforto;

Colpa il narrar sì reo delitto a un padre,

Che il miglior degli sposi alla sua figlia

Diede... e felice non la fe'!

GUIDO.

Me lasso!

Il carnefice tuo dunque son io?

FRANCESCA.

Oh buon padre! nol sei...—Vacillar sento

La mia debol virtù.—Tremendo sforzo,

Ma necessario! Salvami, sostienmi!

Lunga battaglia fin ad ora io vinsi;

Ma questi di mia vita ultimi giorni

Tremarmi fanno... Aita, o padre, ond'io

Santamente li chiuda.—Ah, sì! Lanciotto

Ben sospettò, ma rea non son! fedele

Moglie a lui son, fedel moglie esser chieggo!..—

Padre... sudar la tua fronte vegg'io...

Da me torci gli sguardi... inorridisci...

GUIDO.

Nulla, figlia, raccontami...

FRANCESCA.

Ti manca

Lo spirto. Oh ciel!

GUIDO.

Nulla, mia figlia.—Un breve

Disordin qui... qui nella mente...—Ah, dolce

A vecchio padre è l'appoggiar le inferme

Membra su figli non ingrati!

FRANCESCA.

Oh, è vero!

Giusta è la tua rampogna; ingrata figlia,

Ingrata io son: puniscimi.

GUIDO.

—Qual empio

Di sacrilega fiamma il cor t'accese?

FRANCESCA.

Empio ei non è, non sa, non sa ch'io l'amo;

Egli non m'ama.

GUIDO.

Ov'è? Per rivederlo

Forse a Ravenna ritornar volevi?

FRANCESCA.

Per fuggirlo, mio padre!

GUIDO.

Ov'è colui?

Rispondi; ov'è?

FRANCESCA.

Pietà mi promettesti;

Non adirarti. È in Rimini...

GUIDO.

—Chi giunge!

SCENA II.

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LANCIOTTO e Detti.

LANCIOTTO.

Turbati siete?... Eri placata or dianzi.

GUIDO.

Diman, Francesca, partirem.

LANCIOTTO.

Che dici?

GUIDO.

Francesca il vuol.

FRANCESCA.

Padre!

GUIDO.

Oseresti?...

(Parte guardandola minacciosamente.)

SCENA III.

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LANCIOTTO e FRANCESCA.

FRANCESCA.

Ahi, crudo

Più di tutti è mio padre!

LANCIOTTO.

Abbandonarmi

Più non volevi; io ti credea commossa

Dal dolor mio. Per fuggir Paolo, d'uopo

Che tu parta non è; partir vuol egli.

FRANCESCA.

Partir?

LANCIOTTO.

Funesta gli parria la vita

Ne' suoi penati, ove abborrito ei fosse.

FRANCESCA.

Tanto gl'incresce?

LANCIOTTO.

Invan distornel volli;

Di ripartir fe' giuramento.

FRANCESCA.

Ei molto

Te ama...

LANCIOTTO.

Soave e generoso ha il core.

Debole amor (pari m'è in ciò) non sente...

E pari a me, d'amor vittima ei vive!

FRANCESCA.

D'amor vittima?

LANCIOTTO.

Sì. Non reggerebbe

Il tuo medesmo cuor, se tu l'udissi...

FRANCESCA.

Or perchè viene a queste piagge adunque?

Cred'ei che m'abbia alcun altro fratello

Onde rapirmel?... Per mio solo danno,

Certo, ei qui venne.

LANCIOTTO.

Ingiusta donna! Ei prega,

Pria di partir, che un sol istante l'oda,

Che un solo istante tu lo veggia.—Ah, pensa

Ch'ei t'è cognato; che novelli imprende

Lunghi viaggi; che più forse mai

Nol rivedrem! Religion ti parli.

Se un nemico avess'io, che l'oceàno

In procinto a varcar, la destra in pria

A porgermi venisse... io quella destra

Con tenerezza stringerei, sì dolce

È il perdonar.

FRANCESCA.

Deh, cessa!.. Oh mia vergogna!

LANCIOTTO.

Chi sa, direi, se quel vasto oceàno,

Fin che viviam, frapposto ognor non fia

Tra quel mortale e me? Sol dopo morte,

In cielo... E tutti noi là ci vedremo...

Là non potremo esser divisi. Oh donna,

Il fratello abborrir là non potrai!

FRANCESCA.

Sposo, deh, sappi... Ah, mi perdona!

LANCIOTTO.

Vieni,

Fratello!

FRANCESCA.

Oh Dio!

(Si getta nelle braccia di Lanciotto.)

SCENA IV.

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PAOLO e Detti.

PAOLO.

—Francesca!... eccola... dessa!

LANCIOTTO.

Paolo, t'avanza.

PAOLO.

E che dirò?—Tu dessa?—

Ma s'ella niega di vedermi, udirmi

Consentirà? Meglio è ch'io parta, in odio

Le sarò men.—Fratel, dille che al suo

Odio perdono, e che nol merto. Un caro

German le uccisi; io nol volea. Feroce

Ei che perdenti avea le schiere, ei stesso

S'avventò sul mio brando; io di mia vita

Salvo a costo l'avria.—

FRANCESCA.

(Sempre abbracciata al marito, senza osar di levar la faccia.)

—Sposo, è partito?

Partito è Paolo?.. Alcuno odo che piange;

Chi è?

PAOLO.

Francesca io piango; io de' mortali

Sono il più sventurato! Anche la pace

De' lari miei non m'è concessa. Il core

Assai non era lacerato? assai

Non era il perder... l'adorata donna?

Anche il fratello, anche la patria io perdo!

FRANCESCA.

Cagion mai non sarò ch'un fratel l'altro

Debba fuggir. Partir vogl'io; tu resta,

Uopo ha Lanciotto d'un amico.

PAOLO.

Oh! l'ami?...

A ragion l'ami. Io pur l'amo... E pugnando

In remote contrade... e quando i vinti

E le spose e le vergini io salvava

Dal furor delle mie turbe vincenti,

E d'ogni parte m'acclamavan tutti

Fortissimo guerrier, ma guerrier pio...

Dolce memoria del fratello amato

Mi ricorreva, e mi parea che un giorno

Mi rivedrebbe con gentile orgoglio...

E tutta Italia e sue leggiadre donne

Avrian proferto amabilmente il nome

Dell'incolpabil cavaliero.—Ah, infausti

M'erano que' trionfi! il valor mio

Infausto m'era!

FRANCESCA.

Dunque tu in remote

Contrade combattendo... ai vinti usavi

Spesso pietà? Le vergini e le spose

Salvavi? Là colei forse vedesti

Che nell'anima tua regna.—Che parlo?

Oh insana.—Vanne. Io t'odio, sì!

PAOLO.

(Risolutamente.)

Lanciotto,

Addio.—Francesca!...

FRANCESCA.

(Udendo ch'egli parte, gli getta involontariamente uno sguardo.)

PAOLO.

(Vorrebbe parlare; è in una convulsione terribile, e temendo di tradirsi fugge.)

LANCIOTTO.

Paolo: deh, ti ferma!

SCENA V.

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LANCIOTTO e FRANCESCA.

FRANCESCA.

Paolo... Misera me!

LANCIOTTO.

Pietà di lui

Senti, barbara, o fingi? A che ti stempri

In lagrime or, se noi tutti infelici

Render vuoi tu? Favella; io ragion chieggo

De' tuoi strani pensieri; alfin son stanco

Di sofferirli.

FRANCESCA.

E sono pure io stanca

Di tue ingiuste rampogne; ed avrò pace

Sol quando fia ch'io più non veggia... il mondo!

FINE DELL'ATTO SECONDO.

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ATTO TERZO.

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SCENA PRIMA.

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PAOLO.

Vederla... sì, l'ultima volta. Amore

Mi fa sordo al dover. Sacro dovere

Saria il partir, più non vederla mai!...

Nol posso. Oh! come mi guardò! Più bella

La fa il dolor: più bella, sì, mi parve;

Più sovrumana! E la perdei? Lanciotto

Me l'ha rapita? oh rabbia! oh!.. il fratel mio

Non amo? Egli è felice... ei lungamente

Lo sia... Ma che? per farsi egli felice

Squarciar doveva ei d'un fratello il core?

SCENA II.

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FRANCESCA s'avanza senza veder PAOLO.

FRANCESCA.

Ov'è mio padre? almen da lui sapessi

Se ancor qui alberga... il mio... cognato!—Io queste

Mura avrò care sempre... Ah, sì, lo spirto

Esalerò su questo sacro suolo

Ch'egli asperse di pianto!... Empia, discaccia

Sì rei pensieri: io son moglie!...

PAOLO.

—Favella

Seco medesma, e geme.

FRANCESCA.

Ah, questo loco

Lasciar io deggio: di lui pieno è troppo!

Al domestico altar ritrarmi io deggio...

E giorno e notte innanzi a Dio prostrata

Chieder mercè de' falli miei; che tutta

Non m'abbandoni, degli afflitti cuori

Refugio unico, Iddio.(Per partire.)

PAOLO.

(Avanzandosi.)

Francesca...

FRANCESCA.

Oh vista!—

Signor... che vuoi?

PAOLO.

Parlarti ancor.

FRANCESCA.

Parlarmi?—

Ahi, sola io son!... Sola mi lasci, o padre?

Padre, ove sei? la tua figlia soccorri!—

Di fuggir forza avrò.

PAOLO.

Dove?

FRANCESCA.

Signore...

Deh, non seguirmi! il voler mio rispetta;

Al domestico altar qui mi ritraggo:

Del cielo han d'uopo gl'infelici.

PAOLO.

A' piedi

De' miei paterni altar teco verronne.

Chi di me più infelice? Ivi frammisti

I sospir nostri s'alzeranno. Oh donna!

Tu invocherai la morte mia, la morte

Dell'uom che abborri... io pregherò che il cielo

Tuoi voti ascolti e all'odio tuo perdoni,

E letizia t'infonda, e lunga serbi

Giovinezza e beltà sul tuo sembiante,

E a te dia tutto che desiri!... tutto!...

Anche... l'amor del tuo consorte... e figli

Da lui beati!

FRANCESCA.

Paolo, deh!—Che dico?—

Deh, non pianger. La tua morte non chieggo.

PAOLO.

Pur tu m'abborri...

FRANCESCA.

E che ten cal, s'io deggio

Abborrirti?... La tua vita non turbo.

Diman io qui più non sarò. Pietosa

Al tuo germano compagnia farai.

Della perdita mia tu lo consola:

Piangerà ei certo... Ah, in Rimini, egli solo

Piangerà, quando gli fia noto!...—Ascolta.

Per or, non digliel. Ma tu, sappi... ch'io

Non tornerò più in Rimini: il cordoglio

M'ucciderà. Quando al mio sposo noto

Ciò fia, tu lo consola: e tu... per lui...

Tu pur versa una lagrima.

PAOLO.

Francesca,

Se tu m'abborri che mi cale? e il chiedi?

E l'odio tuo la mia vita non turba?

E questi tuoi detti funesti?...—Bella

Come un angiol, che Dio crea nel più ardente

Suo trasporto d'amor... cara ad ognuno...

Sposa felice... e osi parlar di morte?

A me s'aspetta, che per vani onori

Fui strascinato da mia patria lunge,

E perdei...—Lasso! un genitor perdei.

Rïabbracciarlo ognor sperava. Ei fatto

Non m'avrebbe infelice, ove il mio cuore

Discoperto gli avessi... e colei data

M'avria... colei, che per sempre ho perduta.

FRANCESCA.

Che vuoi tu dir? Della tua donna parli...

E senza lei sì misero tu vivi?

Sì prepotente è nel tuo petto amore?

Unica fiamma esser non dee nel petto

Di valoroso cavaliere, amore.

Caro gli è il brando e la sua fama; egregi

Affetti son. Tu seguili; non fia

Che t'avvilisca amor.

PAOLO.

Quai detti? Avresti

Di me pietà? Cessar d'odiarmi alquanto

Potresti, se col brando io m'acquistassi

Fama maggior? Un tuo comando basta.

Prescrivi il luogo e gli anni. A' più remoti

Lidi mi recherò; quanto più gravi

E perigliose troverò le imprese,

Vie più dolci mi fien, poichè Francesca

Imposte me l'avrà. L'onore assai

E l'ardimento mi fan prode il braccio;

Più il farà prode il tuo adorato nome.

Contaminate non saran mie glorie

Da tirannico intento. Altra corona,

Fuorchè d'alloro, ma da te intrecciata,

Non bramerò, solo un tuo applauso, un detto,

Un sorriso, uno sguardo...

FRANCESCA.

Eterno Iddio!

Che è questo mai?

PAOLO.

T'amo, Francesca, t'amo,

E disperato è l'amor mio!

FRANCESCA.

Che intendo?

Deliro io forse? che dicesti?

PAOLO.

Io t'amo!

FRANCESCA.

Che ardisci? Ah taci! Udir potrian... Tu m'ami!

Sì repentina è la tua fiamma? Ignori

Che tua cognata io son? Porre in obblìo

Sì tosto puoi la tua perduta amante?...

Misera me! questa mia man, deh, lascia!

Delitto sono i baci tuoi!

PAOLO.

Repente

Non è, non è la fiamma mia. Perduta

Ho una donna, e sei tu; di te parlava

Di te piangea; te amava; te sempre amo;

Te amerò sino all'ultim'ora! e s'anco

Dell'empio amor soffrir dovessi eterno

Il castigo sotterra, eternamente

Più e più sempre t'amerò!

FRANCESCA.

Fia vero?

M'amavi?

PAOLO.

Il giorno che a Ravenna io giunsi

Ambasciator del padre mio, ti vidi

Varcare un atrio col feral corteggio

Di meste donne, ed arrestarti a' piedi

D'un recente sepolcro, e ossequïosa

Ivi prostrarti, e le man giunte al cielo

Alzar con muto ma dirotto pianto.

Chi è colei? dissi a talun.—La figlia

Di Guido, mi rispose.—E quel sepolcro?—

Di sua madre il sepolcro.—Oh, quanta al core

Pietà sentii di quell'afflitta figlia!

Oh qual confuso palpitar!... Velata

Eri, o Francesca: gli occhi tuoi non vidi

Quel giorno, ma t'amai fin da quel giorno.

FRANCESCA.

Tu... deh, cessa!... m'amavi?

PAOLO.

Io questa fiamma

Alcun tempo celai, ma un dì mi parve

Che tu nel cor letto m'avessi. Il piede

Dalle virginee tue stanze volgevi

Al secreto giardino. E presso al lago

In mezzo ai fior prosteso, io sospirando

Le tue stanze guardava: e al venir tuo

Tremando sorsi.—Sopra un libro attenti

Non mi vedeano gli occhi tuoi; sul libro

Ti cadeva una lagrima... Commosso

Mi t'accostai. Perplessi eran miei detti,

Perplessi pure erano i tuoi. Quel libro

Mi porgesti e leggemmo. Insiem leggemmo

«Di Lancillotto come amor lo strinse.

«Soli eravamo e senza alcun sospetto...

Gli sguardi nostri s'incontraro... il viso

Mio scolorossi... tu tremavi... e ratta

Ti dileguasti.

FRANCESCA.

Oh giorno! A te quel libro

Restava.

PAOLO.

Ei posa sul mio cuor. Felice

Nella mia lontananza egli mi fea.

Ecco: vedi le carte che leggemmo.

Ecco: vedi, la lagrima qui cadde

Dagli occhi tuoi quel dì.

FRANCESCA.

Va' ti scongiuro,

Altra memoria conservar non debbo

Che del trafitto mio fratel.

PAOLO.

Quel sangue

Ancor versato io non aveva. Oh patrie

Guerre funeste! Quel versato sangue

Ardir mi tolse. La tua man non chiesi:

E in Asia trassi a militar. Sperava

Rieder tosto, e placata indi trovarti,

Ed ottenerti. Ah, d'ottenerti speme

Nutria, il confesso.

FRANCESCA.

Ohimè! ten prego, vanne:

Il doler mio, la mia virtù rispetta.—

Chi mi da forza, ond'io resista?

PAOLO.

Ah, stretta

Hai la mia destra? Oh gioja! dimmi: stretta

Perchè hai la destra mia?

FRANCESCA.

Paolo!

PAOLO.

Non m'odii?

Non m'odii tu?

FRANCESCA.

Convien ch'io t'odii.

PAOLO.

E il puoi?

FRANCESCA.

Nol posso.

PAOLO.

Oh detto! ah, mel ripeti! Donna,

Non m'odii tu?

FRANCESCA.

Troppo ti dissi. Ah crudo!

Non ti basta? Va', lasciami.

PAOLO.

Finisci.

Non ti lascio, se in pria tutto non dici.

FRANCESCA.

E non tel dissi... ch'io t'amo.—Ah, dal labbro

M'uscì l'empia parola!.. io t'amo, io muojo

D'amor per te... Morir bramo innocente:

Abbi pietà!

PAOLO.

Tu m'ami? tu?... L'orrendo

Mio affanno vedi. Disperato io sono:

Ma la gioja che in me scorre fra questo

Disperato furor, tale e sì grande

Gioja è, che dirla non poss'io. Fia vero

Che tu m'amassi?... E ti perdei!

FRANCESCA.

Tu stesso

M'abbandonasti, o Paolo. Io da te amata

Creder non mi potea.—Vanne: sia questa

L'ultima volta...

PAOLO.

Ch'io mai t'abbandoni

Possibile non è. Vederci almeno

Ogni giorno!...

FRANCESCA.

E tradirci? e nel mio sposo

Destar sospetti ingiuriosi? e macchia

Al nome mio recar? Paolo, se m'ami,

Fuggimi.

PAOLO.

Oh sorte irreparabil! Macchia

Al tuo nome io recar? No!—Sposa d'altri

Tu sei. Morir degg'io. La rimembranza

Di me scancella dal tuo seno: in pace

Vivi. Io turbai la pace tua: perdona.—

Deh, no, non pianger! non amarmi!—Ah, lasso!

Che dico? Amami, si: piangi sul mio

Precoce fato...—Odo Lanciotto. Oh cielo,

Dammi tu forza!—(Chiamando.) A me, fratel!

SCENA III.

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LANCIOTTO, GUIDO e Detti.

PAOLO.

L'estremo

Amplesso or dammi.

LANCIOTTO.

E invan...

PAOLO.

Nè un detto solo

A' miei voleri oppor. Funesti augurii

Qui meco trassi: guai s'io!...

LANCIOTTO.

Che favelli?

Sdegno ti sta sul ciglio!

PAOLO.

—Ah! non di noi...

Del destino è la colpa.—Addio, Francesca.

FRANCESCA.

(Quasi fuor di se con grido convulsivo.)

Paolo... Ferma!

LANCIOTTO.

Qual voce!

GUIDO.

(Reggendo la figlia.)

Oimè le manca

Il respiro.

PAOLO.

(In atto di partire.)

Francesca...

FRANCESCA.

Ei parte... io muojo.

(Sviene nelle braccia di Guido.)

PAOLO.

Francesca... oh vista... si soccorra.

GUIDO.

Figlia...

(Francesca è recata nelle sue stanze.)

SCENA IV.

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LANCIOTTO E PAOLO.

LANCIOTTO.

Paolo... Che intendo?... Orrendo lampo scorre

Sugli occhi miei.

PAOLO.

Barbaro! godi: è spenta...

Morir mi lascia: fuggimi.(Parte.)

SCENA V.

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LANCIOTTO.

Fia vero?

Essa amarlo? E fingea!...No: dall'inferno

Questo pensier mi vien... pur...—Dalla reggia

L'uscire a Paolo s'interdica: a forza

Gli s'interdica.—Oh truce vel! si squarci.

FINE DELL'ATTO TERZO.

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ATTO QUARTO.

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SCENA PRIMA.

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LANCIOTTO e Paggio.

LANCIOTTO.

Che? Guido affretta il suo partir? Vederla

Voglio, veder voglio Francesca. Innanzi

Anche colui mi venga... Paolo.

PAGGIO.

Il tuo

Fratello?

LANCIOTTO.

Il mio... fratello.

SCENA II.

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LANCIOTTO.

Il mio fratello!

Fratello m'è: più orribile è il delitto.—

Essa l'odiava! ah menzognera! Io pure

A quell'odio credei. La lontananza

Di lui, cagione di sue lagrime era.

A rieder forse in Rimini Francesca

Secretamente l'invitò.—Ti frena,

O pensier mio; feroce mi consigli

La mandi porre ahi! su quest'elsa...io tremo!

SCENA III.

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GUIDO e LANCIOTTO.

LANCIOTTO.

Fuggirmi forse è di tua figlia intento?

Senza ch'io'l sappia spera ella fuggirmi!

E tu a sue brame...

GUIDO.

È necessario!

LANCIOTTO.

Ah, rea

Dunque è tua figlia!

GUIDO.

No: tremendo fato

Noi tutti danna a interminabil pianto!

LANCIOTTO.

Rea non la chiami, e d'esecrando foco

Arde?

GUIDO.

Ma forte duol ne sente, e implora

Di fuggir da colui.—Ripigliò appena

I sensi, e pieno io di vergogna e d'ira

Dagli occhi tuoi la trassi: ed obbliando

Quasi d'esserle padre, a' piè d'un santo

Simulacro prostratala, snudai

Sul suo capo l'acciaro, ahi, minacciando

Di trucidarla e in un di maledirla,

Se il ver taceva. Fra singhiozzi orrendi

Favellò l'infelice.

LANCIOTTO.

E che ti disse?

GUIDO.

M'affoga il pianto. Ella è mia figlia...—Porse

La sua gola all'acciaro, e lagrimosi

Figgeva gli occhi negli asciutti miei.—

Sei tu colpevol? (le gridai) rispondi,

Sei tu colpevol?... pronunciar parola

Non poteva ella dall'angoscia... A forza

Mi si commosse il cor. Per non vederla

Torsi gli sguardi, e mi sentii le piante

Abbracciare, e lei, prono a terra il volto,

Sclamar con voce moribonda: Padre,

Sono innocente.—Giuralo.—Tel giuro!...

Ed io in silenzio m'asciugava il ciglio.—

Sono innocente, replicò tre volte...

Gettai l'acciar, l'alzai: la strinsi al seno...

Padre infelice e offeso son, ma padre.

Darmowy fragment się skończył.

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Ograniczenie wiekowe:
0+
Data wydania na Litres:
15 stycznia 2025
Objętość:
150 str. 1 ilustracja
ISBN:
4064066073428
Wydawca:
Właściciel praw:
Bookwire
Format pobierania:

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